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Area archeologica di Morgantina - Museo di Aidone

AIDONE (EN) - LARGO TORRES TRUPPIA

Area archeologica di Morgantina - Museo di Aidone



AIDONE (EN) - LARGO TORRES TRUPPIA

Area archeologica di Morgantina - Museo di Aidone

Gli Acroliti di Morgantina, databili intorno al 530 a.C., rappresentano uno dei più raffinati esempi di scultura greca di influsso insulare. Il termine (dal greco “àkros”, alto, e “lithos” “pietra”) indica un tipo di statua che presso gli antichi Greci veniva modellata solo nella testa, nelle braccia o mani e nei piedi, utilizzando pietra, marmo o avorio; il resto della statua veniva realizzato invece con materiale meno pregiato o deperibile (ad es. legno) trattandosi unicamente di una struttura di sostegno per mantenere le estremità scolpite. Questa struttura veniva quindi rivestita con panneggi reali in tessuto.

Descrizione

I frammenti comprendono due teste, mani e piedi, scolpiti in marmo proveniente dall’ isola di Taso. Appartengono a due statue di grandezza di poco superiore al vero, raffiguranti due dee sedute, affiancate, identificabili con Demetra e Kore. Il culto demetriaco era ampiamente diffuso in Sicilia fin dal VI sec. a.C., e Morgantina ne reca testimonianza, attraverso tutta la sua storia, con una serie di santuari dislocati sia all’interno che all’esterno della città. Il più antico (da cui provengono gli acroliti) è stato identificato in contrada San Francesco Bisconti: un complesso di sacelli allineati che si scaglionano su tre livelli sul ripido pendio di una collina, fra la città arcaica e quella ellenistica, e che resta in uso dal VI al III sec. a.C. I sacelli ospitavano sia le offerte alle divinità, come le statuette votive, e i piccoli oggetti di uso quotidiano legati alla celebrazione dei riti, sia i simulacri delle dee, talora anche di grandi dimensioni.Le statue di cui rimangono i frammenti esposti erano eseguite nella tecnica acrolitica, con le estremità (teste, mani e piedi) realizzate in marmo e innestate su un corpo in legno rivestito di stoffe. Gli Acroliti di Morgantina, costituiscono il più antico esempio conosciuto di questa tecnica.

Approfondimento storico

Nell’estate del 1979, cominciò a circolare ad Aidone (Enna) la notizia di una singolare scoperta: una serie di elementi di sculture in marmo (due teste con alcune mani e piedi) sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti. Iniziati gli scavi in autunno non ci furono riscontri del rinvenimento ma si scoprirono le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra. Qualche anno più tardi, a New York, fra gli appassionati di arte antica si diffuse la notizia dell’acquisto, da parte di un collezionista non identificato, di elementi di statue in marmo di età arcaica. Fu un membro della missione archeologica americana di Morgantina, nel 1986, a identificare le sculture, anche grazie alla testimonianza di chi le aveva viste ad Aidone subito dopo il rinvenimento: erano esposte, in prestito da parte del collezionista che le aveva acquistate, al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Le fotografie inviate dallo studioso a Malcolm Bell, direttore della missione americana di Morgantina, permisero per la prima volta il riconoscimento dell’età (VI a.C.) e dello stile dei pezzi e la loro attribuzione a statue di Demetra e Kore. La consegna, nel 1987, delle fotografie da parte di Malcolm Bell al Soprintendente di Agrigento, Graziella Fiorentini, consentì l’avvio delle indagini. Dopo la denuncia della Procura di Enna, nell’estate del 1988, che segnalava la presenza delle statue trafugate da Morgantina al Paul Getty Museum, queste furono in fretta restituite al collezionista di New York, ancora non identificato. Tra il 1988 e il 1989, le indagini del Procuratore di Enna, Silvio Raffiotta, riuscirono ad identificare i testimoni che avevano visto le sculture subito dopo lo scavo, gli intermediari che le avevano trattate sul mercato clandestino, l’antiquario di Londra, Robin Symes, che le aveva vendute e il collezionista miliardario Maurice Tempelsman. Nessun esito, tuttavia, sortirono le trattative condotte dal Ministero dei Beni Culturali con l’attiva partecipazione del Comitato Interministeriale per la Restituzione delle Opere d’Arte; ma nel 2002, Maurice Tempelsman ha donato le sculture al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, vincolando il lascito al rispetto di due condizioni: l’assenza di pubblicità sulla donazione e sul nome del donatore e il divieto di restituire le opere all’ Italia prima di cinque anni. All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia. Dopo trent’anni le statue sono rientrate in Italia, il 13 dicembre del 2009 e sono ospitate nel museo archeologico della cittadina in provincia di Enna, accanto alla grande città greco-sicula di Morgantina.

Informazioni

  • Consistenza fisica: Consistenza fisica parziale
  • Stato di conservazione: Buono
  • Copertura mobile: 4G
  • Livello copertura mobile: 7
Restauri

Anno: 2015
Nel 2015 è stato possibile completare, ad opera del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, il restauro degli acroliti avviato nel 2009. Preliminarmente, il Laboratorio di restauro dei Beni Architettonici e Culturali della Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università “Kore” di Enna ha eseguito un un rilievo tridimensionale ad elevata definizione. La campagna di misura è stata condotta utilizzando il laser scanner CAM2 ScanArm che combina una sonda laser (laser line probe) di tipo multistripe laser triangulation, collegata all’estremità del braccio di misura CAM2 a sette gradi di libertà. Questa tecnologia, definita handheld 3D scanner, permette all’operatore di manovrare manualmente il braccio di misura laser con grande libertà di movimento, evitando qualsiasi contatto fisico con i reperti. Lo strumento, dalla risoluzione di misura di ±25 μm, ha permesso la restituzione della geometria esatta degli acroliti per mezzo di modelli virtuali in grado di evidenziare la presenza di abrasioni, graffi o altre discontinuità. I laboratori scientifici del CRPR hanno quindi dato avvio alle indagini di rispettiva competenza e la restauratrice di materiali lapidei del Centro ha eseguito l'intervento di restauro. I volti delle dee, le mani ed i piedi erano ricoperti da un'incrostazione rossastra tenacemente coesa alla superficie marmorea, particolarmente evidente sul volto di Demetra; abbondante terra di rinvenimento era ancora presente nelle cavità che in passato accoglievano i perni di ancoraggio. Liberare i reperti dalle incrostazioni intensamente aderenti ha comportato un lavoro rigoroso e attento svolto dal restauratore con l’ausilio di strumenti mutuati dal settore sanitario: aghi, specilli, bisturi, ablatore ad ultrasuoni, tutti adoperati sotto lente di ingrandimento o allo stereomicroscopio. Durante l'intervento i reperti sono stati illuminati con luce radente per evidenziare le imperfezioni delle superfici. Sulle incrostazioni maggiormente tenaci è stata eseguita un'applicazione localizzata di pastiglie emollienti con gel a base acquosa. Particolare e attenta cura è stata rivolta al volto di Kore, notevolmente abraso e al piede di Demetra, dove è stata evidenziata la traccia di una decorazione in cromia rossa che disegna un sandalo. Tuttora in corso è l'elaborazione delle indagini diagnostiche avviate dai laboratori scientifici del CRPR, finalizzate anche alla stesura di protocolli di manutenzione programmata. Il Laboratorio di Fisica ha eseguito indagini multispettrali con particolare riguardo alle acquisizioni in fluorescenza ultravioletta: la lettura delle immagini acquisite in UVFLU consente di individuare le presenza di eventuali patine e/o materiali estranei di natura materica differente dal marmo costituente gli acroliti. Indagini in microscopia ottica e analisi microbiologiche sono state effettuate dal Laboratorio di Biologia su campioni prelevati dai depositi terrosi presenti nelle cavità che accoglievano i perni metallici e dalle incrostazioni coese alle superfici, al fine di accertare eventuali presenze di microorganismi biodeteriogeni. Il Laboratorio di Chimica, dopo preliminari osservazioni al microscopio digitale portatile, ha effettuato una campagna di analisi diagnostiche al fine di valutare il potenziale rischio di degrado chimico e mineralogico delle superfici lapidee, tramite analisi dei sali solubili. Sono state eseguite analisi elettrochimiche sulle incrostazioni, rilevando un pH di 7,79 e valori elevati di conducibilità elettrica (150 µS/cm 2); in spettrofotometria, sono stati dosati gli ioni cloruro, rilevati solo in traccia, e gli ioni solfato, rilevati in elevata concentrazione. Sono state effettuate anche indagini in Fluorescenza a Raggi X al fine di individuare elementi chimici riconducibili all'eventuale presenza di pigmenti. L'analisi ha consentito di accertare tracce di ocre rosse sul collo, sulle labbra e sui piedi della dea Demetra.

Area Multimedia

Informazioni

  • Indirizzo :Largo Torres Truppia, 1, 94010
  • Città :94010 - AIDONE